Fides quærens actionem. La norma missionis come criterio ermeneutico dei rapporti tra teologia e diritto canonico

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- SKU
- 9788892141322
- Editore
- Giappichelli
- Collana
- Studi dir. canon. eccl. Sez. canonist.
- Formato
- Libro in brossura
- Anno
- 2021
- Pagine
- 384
Disponibile
48,00 €
Il tema dei rapporti tra Teologia e Diritto canonico può sembrare di scarso interesse nell’attualità, a differenza di quello che accadeva quando iniziarono ad affacciarsi nella canonistica – soprattutto quella coeva al Concilio Vaticano II – i primi meritevoli tentativi di proposta sistematica, dando luogo alle conosciute diversità di impostazioni tra gli autori ed alle loro corrispondenti scuole di pensiero. La riforma degli studi di diritto canonico promulgata dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica con il decreto Novo Codice inserì l’insegnamento della Teologia del Diritto canonico come materia obbligatoria, senza che questa significativa circostanza abbia favorito un vero progresso nel dialogo tra le diverse correnti, né abbia suscitato tra gli studiosi una sufficiente dedizione a questa specifica dimensione della scienza canonistica.
Rappresenta un’eccezione l’orientamento promosso nella facoltà di diritto canonico dell’Institutum Utriusque Iuris della Pontificia Università Lateranense, dove, elevando alla categoria di cattedra la Teologia del Diritto canonico, è stato possibile avviare una ricca riflessione, sia da parte del docente titolare, sia anche da parte di un buon numero di professori (anche di materie relative ai vari settori del diritto positivo) e persino di studenti. Di detta riflessione sono buona manifestazione, oltre alle pubblicazioni dei singoli, le giornate canonistiche annuali, disegnate in una prospettiva di studio interdisciplinare, specialmente sull’asse dei rapporti tra teologia e diritto canonico, insieme all’altro asse imprescindibile dei rapporti tra diritto canonico e diritti secolari.
Francesco Salvatore Rea ha pubblicato precedenti lavori scientifici preparati su un background maturato attraverso il dottorato di ricerca da lui conseguito presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università “Federico II” di Napoli. L’Autore ha anche compiuto gli studi ecclesiastici in diritto canonico presso l’Institutum Utriusque Iuris, centro da lui scelto a ppositamente per la conoscenza pregressa sulla produzione ivi esistente su questa tematica, manifestando particolare interesse verso i miei scritti.
Egli si è particolarmente distinto durante i suoi studi, diventando uno dei miei più promettenti e brillanti allievi, mostrando capacità di studio e di ricerca nettamente al di sopra dei normali standard; si è così consolidata tra di noi una proficua amicizia intellettuale, che ha permesso frequenti scambi di riflessione e di progetti di studio e ricerca. Frutto singolare di questo cammino è il presente lavoro, che ora ho l’onore di presentare, dove si offre un’eccezionale e puntuale esposizione di due tra le principali acquisizioni di quella proposta teoretica che è venuta maturando in questi anni sulla Teologia del Diritto canonico nelle facoltà giuridiche dell’Università Lateranense:
la sua decisa e più originale comprensione come questione di natura metodologica ed epistemologica e l’espressione sintetica dei principali contenuti e criteri ermeneutici tramite il concetto di norma missionis. Non a caso, tra le giornate canonistiche precedentemente citate, risulta degna di speciale nota quella della XI edizione, avente come tema portante il rapporto tra Diritto e Pastorale, dove si è preteso di fare il punto sull’orientamento proposto.
Il presente studio ha le caratteristiche di una monografia, risultando essere, di fatto, la prima in assoluto sul tema della norma missionis quale orientamento per gli studi del diritto canonico e per la corrispondente prassi applicativa. Si tratta di un testo che, oltre ad un apparato critico straordinario (per quanto risulta, esauriente e aggiornato) e una presentazione efficace delle principali questioni oggetto del contributo di scuola al quale l’Autore aderisce, presenta lo speciale merito – rispetto alla maggior parte
dei lavori proposti nell’ambito dei fondamenti dell’ordinamento canonico – di aver provveduto ad un confronto sereno con gli orientamenti di altro segno, facendolo quindi in una modalità decisamente positiva che, a mio avviso, deve essere incoraggiata, per consentire così un dialogo più proficuo tra autori con sensibilità diverse circa il rapporto tra canonistica e teologia.
Dall’opera emerge nell’Autore un’idea del diritto – in generale, ma specialmente del dritto canonico – come un fenomeno in continua evoluzione, secondo il principio “ius sequitur vitam”. Il diritto canonico è così concepito come strumento deputato a facilitare la vita dei fedeli e non a complicarla ulteriormente, affaticando così la tensione del Popolo di Dio verso la realizzazione della missione affidata dal Signore alla Sua Chiesa. Non per questo l’Autore perde di vista il sapiente equilibrio che deve esserci tra le esigenze evolutive e di inculturazione del diritto e la necessità di mantenere una elevata fedeltà all’annuncio evangelico: in ausilio a ciò, si rinviene il filo conduttore di un ordinamento, quello canonico, che riguarda una comunità fondata sulla libera adesione ad esso, tramite i vincoli della fede e della missione.
La missione, dal canto suo, altro non è che un annuncio di liberazione rivolto ad ogni persona, soprattutto se calata in situazioni di sofferenza che possano allontanare l’orizzonte di salvezza ed erodere la fiducia nella possibilità di far proprio, come progetto di vita operante in questo mondo, la proposta di senso esistenziale racchiusa nel Vangelo. Verso costoro la Chiesa è chiamata a porsi “in uscita”, chinandosi sulle ferite degli ultimi e dei bisognosi, come più volte rimarcato da Papa Francesco in “Evangelii Gaudium”. La riflessione che l’Autore propone, ricostruendo il nucleo oggettivo ed irrinunciabile che si esprime nel concetto di norma missionis, permette di comprendere il controsenso insito in ogni interpretazione della norma canonica che si ponesse in via antitetica rispetto all’esperienza personale e comunitaria che conferisce identità alla Chiesa stessa.
Nella risposta alle ultime parole del Vangelo di Matteo (28, 19):
“Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho ordinato” risiede l’essenza della norma missionis quale unica, autentica norma che mai può cambiare e che obbliga senza alcuna eccezione. Per favorire il suo adempimento il diritto canonico, come prodotto umano di una istituzione che si è data le sue regole nel corso della storia, non può rimanere inerte ma deve – come ben argomenta l’Autore – aggiornarsi e dotarsi continuamente di nuovi strumenti, risultando così fattore volto a conservare l’integrità del messaggio evangelico e, al contempo, anche fattore che promuove (organizzandola) la costante nuova comprensione dei suoi contenuti, alla luce di ciò che lo Spirito suggerisce dinanzi alle nuove sfide che incombono sulla missione stessa.
La completezza della ricostruzione che Francesco Salvatore Rea porta a termine in questa opera circa le implicazioni emerse nella comprensione del diritto canonico secondo il concetto di norma missionis consente di apprezzare la più importante di tutte: che il diritto della Chiesa sia strumento a servizio delle persone, manifesti la sua carica liberatrice ed eviti di essere visto come un pesante fardello da cui liberarsi in nome di una falsa spiritualità.
Prof. MANUEL JESÚS ARROBA CONDE, C.M.F.
Professore ordinario di diritto processuale canonico
Giudice del Tribunale della Rota Spagnola
Decano del Pontificio Istituto Teologico “Giovanni Paolo II” –
Sezione di Madrid
Maggiori Informazioni
| Autore | Rea Francesco Salvatore |
|---|---|
| Editore | Giappichelli |
| Anno | 2021 |
| Tipologia | Libro |
| Collana | Studi dir. canon. eccl. Sez. canonist. |
| Num. Collana | 49 |
| Lingua | Italiano |
| Larghezza | 0 |
| Stato editoriale | In Commercio |
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