Composizione negoziata della crisi ed il concordato preventivo. Esperienze a confronto (Rocco Di Torrepadula - Giuffrè)

- SKU
- 9788828862543
- Editore
- Giuffrè
- Collana
- Quaderni di giurisprudenza commerciale
- Formato
- Libro in brossura
- Anno
- 2024
- Pagine
- XIII-181
Disponibile
Il volume raccoglie gli atti del convegno che si è tenuto a Salerno il 5 maggio 2023 (presso l’Università, la mattina, e la Camera di Commercio, il pomeriggio) dal titolo “Un nuovo modo di affrontare la crisi d’impresa? La composizione negoziata della crisi d’impresa ed il concordato preventivo: esperienze a confronto”. L’idea di organizzare un convegno su alcuni temi del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza era poco originale. Non era certo il primo convegno e, di sicuro, non sarà l’ultimo al riguardo. La spinta a fare qualche riflessione su taluni aspetti era, tuttavia, molto forte, soprattutto dopo le prime sporadiche applicazioni ed alcuni studi abbastanza critici. A ciò si aggiungeva il desiderio di confrontarsi con le esperienze di altri paesi che in alcuni campi ci hanno preceduto. Naturalmente si era ben consapevoli di non poter affrontare tutti gli istituti del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza; cosicché è stata fatta una scelta. E, come spesso accade, la scelta può essere considerata opinabile. Gli strumenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza di cui ci si è occupati sono stati la composizione negoziata della crisi ed il concordato preventivo. In realtà, il nuovo codice colloca la composizione negoziata della crisi fuori dagli strumenti di regolazione (cfr. il tenore dell’art. 2, comma 1, lett. m bis, CCII) in un’area di confine. Si tratta, però, di un’affermazione poco comprensibile e, peraltro, contraddetta sul piano finalistico. Il motivo per cui sono stati selezionati questi due istituti nasce dalla sensazione che essi siano quelli su cui il legislatore abbia puntato tutte le sue carte. Si tratta di due strumenti (il primo del tutto nuovo, il secondo caricato di forti profili di novità) che sono accomunati dal fine di risanare, in tempi contenuti, l’impresa, o, almeno, preservare ciò che resta ancora di buono della stessa. Naturalmente non è ancora tempo per fare bilanci, ma qualche chiaro segnale sembra già emergere. Quanto alla composizione negoziata della crisi, ad esempio, è difficile comprendere le vere ragioni del suo bassissimo utilizzo. La mancanza di conoscenza, l’innato timore degli imprenditori ad esternare la propria situazione, il rischio che la situazione, da un momento all’altro, possa sfuggire di mano sono probabilmente solo alcuni dei motivi del poco successo. Si osservi, per inciso, che la paura che ammanta l’esito negativo della composizione negoziata della crisi, peraltro, dovrebbe svanire se si riflette sul fatto che allorché il negoziato va male la composizione non sfocia necessariamente in una procedura coattiva e l’esperto non è tenuto a comunicare nulla al P.M. per un’eventuale iniziativa da parte di quest’ultimo. Di certo, si tratta di uno strumento da preferire rispetto al suo progenitore (la composizione assistita della crisi), quanto meno perchè ne ha cancellato qualche difetto e superato taluni dubbi. La sua finalità è, come anticipato, quella di realizzare un intervento precoce sull’impresa non ancora insolvente, volto al suo risanamento (art. 12, comma 1, CCII). E ciò avviene attraverso una negoziazione che per avere esito positivo non può che portare i creditori a dover sopportare un sacrificio. Elemento che, spesso, viene dimenticato da parte di coloro che si preoccupano prevalentemente della salvaguardia dell’impresa. Si potrebbe dire che, tutto sommato, è un altro istituto a disposizione di chi lo vuole utilizzare. Uno strumento in sostanza innocuo. Il punto, però, non è questo. La vera questione è che se la composizione non viene sfruttata, o, comunque, l’imprenditore resta inattivo, facendo insorgere l’insolvenza, nella successiva liquidazione giudiziale egli potrà essere pesantemente perseguito. Quanto al concordato preventivo si potrebbe essere indotti a pensare che si tratti di una procedura vecchia. Leggendo le prime disposizioni, però, si comprende subito quanto si sia lontani dall’antica moratoria (artt. 819 e ss., cod. comm. 1882) e dal concordato preventivo costruito nell’originaria legge fallimentare (artt. 160, e ss., L. fall.) come un beneficio per l’imprenditore “onesto e sventurato”, che riesce, pur in presenza dell’insolvenza, a conservare la disponibilità e l’amministrazione della propria impresa. Si percepisce, anche, quanto si sia lontani dagli ultimi interventi riformatori della legge fallimentare che lo hanno riguardato. La sensazione che se ne trae, soffermandosi sulla disciplina, è che il concordato preventivo risulti oggi lo strumento migliore per l’imprenditore che vuole restare a capo dell’impresa (sia esso in crisi o insolvente). Basti pensare alla libertà concessa all’imprenditore di scegliere l’obiettivo finale da raggiungere, attraverso il modellamento del piano di concordato (con continuità, liquidatorio, ecc.) (art. 87 CCII). Piano che, com’è noto, deve in ogni caso realizzare il soddisfacimento dei creditori in misura non inferiore a quella realizzabile in caso di liquidazione giudiziale (art. 84, comma 1, CCII). Proprio per questa versatilità, forse, il nuovo concordato preventivo finisce per essere un istituto difficile da imbrigliare in uno schema classificatorio. Vi è sicuramente una questione di tipizzazione. Il discorso è lungo e merita di essere approfondito. Sin d’ora, tuttavia, si può dire che sembra più corretto discorrere di concordati preventivi, anziché parlare di concordato preventivo. Al volume hanno partecipato quasi tutti i relatori. I saggi corrispondono, in buona parte, alle relazioni, e ad essi sono stati aggiunti gli interventi che, per ragioni di tempo, non sono stati svolti nel corso del convegno. Un sentito ringraziamento va all’Ordine dei dottori commercialisti di Salerno ed alla Camera di Commercio di Salerno, e, soprattutto, ai singoli componenti del comitato organizzatore, senza i quali l’evento e la pubblicazione degli atti non sarebbe stata possibile.
Maggiori Informazioni
| Autore | Rocco di Torrepadula Nicola |
|---|---|
| Editore | Giuffrè |
| Anno | 2024 |
| Tipologia | Libro |
| Collana | Quaderni di giurisprudenza commerciale |
| Num. Collana | 458 |
| Lingua | Italiano |
| Larghezza | 0 |
| Stato editoriale | In Commercio |
